Piede di porco

Dove eravamo rimasti?

E adesso? Superato il rocambolesco inconveniente, cosa faranno Luca e Marco? Luca si accorge di non avere più le chiavi passe par tout. Sono cadute in piscina. (63%)

Rosso, lampeggiante a più non posso.Archiviato lo spiacevole inconveniente, Luca e Marco si concentrarono sul modo per entrare nella villa.
Le finestre a piano terra avevano tutte delle robuste inferriate, e allora i due ragazzi decisero di provare a forzare il portone dell’ingresso principale.
Salirono i tre gradini di una piccola scalata – due vasi di gerani ai lati e un arco in muratura con delle tegole di terracotta – e si fermarono sul pianerottolo. La luce dei lampioni dalla strada non arrivava a fino a quel punto, e allora Luca prese le torce dal piccolo zainetto che teneva ben aderente alla schiena. Una la diede a Marco. Quando si accorse che funzionavano ancora, tirò un sospiro di sollievo.
Appena le accesero, i fasci di luce si posarono su un portone blindato, con tre serrature allineate una sopra l’altra. Una lucina rossa lampeggiava su di uno strano congegno attaccato al muro. Era il sistema d’antifurto, e prevedeva l’inserimento di una chiave elettronica per essere disattivato.
Luca fece per prendere il mazzo di chiavi passepartout dalla tasca dei pantaloni, ma non lo trovò.
“Porca puttana. Le chiavi,” sbottò.
“E adesso che facciamo?” disse Marco.
“Deve esserci un modo per entrare là dentro. A costo di buttare giù il muro, io devo riuscirci.”
I due ragazzi guardavano il portone, come fossero ipnotizzati dal lampeggiare di quella lucina rossa.
“Certo che tutte queste chiavi, a portarsele dietro ogni volta deve essere una bella scocciatura, eh?” disse Marco.
In quel momento Luca ebbe un flash. Si ricordò di quel pomeriggio in cui dal balcone di casa si era goduto un litigio dei vicini.
“Non è possibile, lo hai fatto di nuovo!” gridava Adolfo Franchistano alla moglie, “è la terza volta quest’anno che perdi il mazzo di chiavi. Lo sai quanto mi costa fare il duplicato di quella chiave lì? Ma che ne sai tu, che non hai mai lavorato in vita tua.”
“Mica l’ho fatto apposta! Non mi entravano in borsetta, devo averle appoggiate da qualche parte. E poi mi rovinano sempre lo smalto delle unghie, uffa!”
Luca ebbe la sensazione di essere vicino a una intuizione importante. Ci rimuginò sopra, spremendosi le meningi. Gli pareva di ricordare di non aver assistito ad altre discussioni dei coniugi Franchistano sull’argomento “chiavi di casa”. Da quella volta niente più battibecchi di quel tipo, solo che a pensarci bene, proprio il giorno successivo nel giardino dei vicini due operai avevano assemblato il capanno per gli attrezzi: una casetta di legno prefabbricata, che era stata piazzata tra la villa e la piscina. Che i vicini erano strani, questo Luca lo aveva capito da tempo, più di una volta gli era capitato di vedere la signora Franchistano infilarsi in quel capanno proprio prima di entrare in casa. Si era sempre domandato cosa ci andasse a fare lì dentro quella donna tanto schizzinosa, tra badili, diserbanti e concimi per le piante.
“Ma certo!” disse Luca.
Marco, che conoscendo bene l’amico aveva assistito in silenzio al processo cognitivo, spesso fonte di brillanti idee ma a volte anche di guai, era ansioso di conoscere il frutto del ragionamento.
“Il capanno è lo zerbino!” disse Luca.
“Cosa? Non capisco, che vuoi dire?” domandò Marco, confuso da quelle parole.
“Voglio dire che nel capanno degli attrezzi ci tengono una copia delle chiavi di casa. È un po’ come quelli che la infilano sotto allo zerbino, solo più sicuro.”
“Ne sei convinto?”
“No, ma hai idee migliori?”
Marco ci pensò su, ma alla fine gli uscì soltanto un timido “No”.
Luca tornò alla carica, prendendo le redini della situazione.
“Abbiamo sprecato già parecchio tempo, dobbiamo velocizzarci o va a finire che facciamo l’alba. Ho un’idea: tu vai al capanno degli attrezzi a cercare le chiavi, mentre io vado a vedere se riesco a forzare la serratura del garage. Male che vada freghiamo qualcosa da lì dentro.”
Marco non fece salti di gioia. Pensò alla Ducati, si fece coraggio e annuì.

Marco e Luca si dividono. Sarà una buona idea?

  • Luca entra nel garage dei Franchistano. È completamente vuoto. (45%)
    45
  • Luca entra nel garage dei Franchistano. Ritrova la sua bicicletta di quando era bambino. (45%)
    45
  • Luca non riesce a entrare nel garage dei Franchistano. (9%)
    9
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?