Piede di porco

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà nel giardino della villa? Marco e Luca vengono assaliti da un gatto completamente rasato e pieno di cicatrici su tutto il corpo. (33%)

Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.A Marco la tensione accumulata giocò un brutto scherzo. Una colica intestinale lo colse di sorpresa con una fitta di dolore al basso ventre.
“Che ti prende?” disse Luca accorgendosi che l’amico stava piegato in avanti ed emetteva dei suoni simili a rantoli.
“Niente, è che forse devo andare in bagno,” neanche il tempo di finire la frase che subito partì un’altra fitta, più forte della precedente, e per poco Marco non se la fece addosso. “Non ci riesco, devo farla,” disse andando dietro a un albero di ciliegio che cresceva nel giardino dei Franchistano.
Un gatto dormiva acciambellato a pochi metri di distanza dal punto in cui il ragazzo si stava calando i pantaloni, il sedere bianco che brillava illuminato dalla luce dei lampioni.
Quando partì una sequenza di rumori tale da fare invidia a un bombardamento da guerra mondiale, il gatto si svegliò e sentendosi minacciato scappò via correndo.
Luca, che per non perdere tempo si stava aggirando intorno alla villa studiandone i punti deboli da vicino, vide quello strano animale correre nella sua direzione. All’inizio non aveva nemmeno capito che quella cosa orrenda era un gatto. Era completamente rasato, e chi lo aveva ridotto a quel modo non aveva lasciato nemmeno un ciuffetto di pelo. E poi quelle brutte cicatrici su tutto il corpo, pareva che la testa e le zampe fossero state cucite insieme con dei punti di sutura.
Trovandosi la strada sbarrata, il gatto si sentì in trappola e allora spiccò un balzo ad artigli sguainati.
Luca fece appena in tempo a girarsi su se stesso, e a coprirsi la testa con le mani.
Il gatto si aggrappò allo zainetto che il ragazzo portava sulla schiena. Soffiava mostrando i denti aguzzi ed emetteva dei miagolii striduli, roba da sfondare i timpani.
Luca si mise a correre, ma non riuscendo a vedere dove metteva i piedi inciampò sul bordo della piscina, finendoci dentro. Cadde in acqua di pancia, gli spruzzi arrivarono in alto come quelli di un pessimo tuffatore. La piscina non era illuminata, e lui non riusciva a vederne il fondo. Annaspò e poi con goffe bracciate di stile libero cercò di raggiungere la sponda. In quel momento sentì un dolore terribile tra la spalla e il collo: erano gli artigli della bestia che si conficcavano nella carne. Gridò e si agitò nel tentativo di liberarsi. Niente, il gatto non mollava. Allora ebbe un’idea: prese fiato e si immerse.
Appena si bagnò, il gatto spiccò un balzo che però non gli consentì di arrivare molto lontano. Ricadde dentro la piscina.
Luca nuotando sott’acqua arrivò a toccare dall’altra parte. Si diede una spinta verso l’alto e riuscì a riemergere in superficie. Poi, attaccandosi al bordo, si tirò fuori dalla piscina. A quel punto si voltò, cercando con lo sguardo il gatto malefico. Lo trovò che si dimenava per tenersi a galla. A un certo punto gli sembrò di vedere una specie di tentacolo gigante, prima avvinghiarsi intorno al felino e poi tirarlo giù sott’acqua. Ci fu una specie di vortice, e poi tante bolle che pareva fosse partito l’idromassaggio. Luca si spaventò a morte.

“Che è successo?” disse Marco avvicinandosi, mentre si stava ancora allacciando i pantaloni.
“Niente, avevo voglia di fare un tuffo,” rispose Luca.
“Lo vedo, sei bagnato dalla testa ai piedi. Ho sentito un botto, ci sei cascato a peso morto nella piscina!
“Sono inciampato su un gatto.”
“Un gatto? Ecco cosa erano quei versi inquietanti. Ma gli hai pestato la coda?”
“Più o meno.”

Luca ripensò a quel gatto: era orrendo.
E quel tentacolo sbucato fuori dalla piscina? Forse quella era stata un’allucinazione: lo spavento, l’acqua fredda. Il gatto di sicuro era affogato per conto suo. I gatti sono idrofobi, giusto?
Nel dubbio, decise di non dire niente a Marco.

E adesso? Superato il rocambolesco inconveniente, cosa faranno Luca e Marco?

  • Luca si accorge di non avere più le chiavi passe par tout. Sono cadute in piscina. (63%)
    63
  • Luca e Marco tentano di entrare dal portone principale. (38%)
    38
  • Dei vigilantes si affacciano al cancello della villa. (0%)
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?

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