Piede di porco

Lampioni gialli come limoni“L’hai preso il piede di porco?”
“Sì.”
“E la torcia?”
“Ne ho prese due, nel caso tu l’avessi dimenticata.”
“E il sacco? Ci servirà un sacco per mettere la refurtiva!”
“Marco, ho preso tutto! Cacciaviti, grimaldelli, chiavi passe par tout. Tutto! Ora basta perdere tempo. Se non te la senti lasciamo stare,” disse Luca guardando in faccia l’amico.
Insieme ne avevano fatte di tutti i colori. I due si conoscevano dai tempi dell’asilo, ma era la prima volta che organizzavano un furto. Una cosa del genere non l’avevano mai fatta.
La settimana precedente, durante una chiacchierata al bar, Marco aveva confidato all’amico che avrebbe voluto tanto comprarsi una moto – Marco aveva una fissa per le Ducati – ma i risparmi che aveva da parte non bastavano. L’estate ormai era iniziata e quindi pure quest’anno non sarebbe riuscito a guadagnare in tempo i soldi necessari per godersi la bella stagione in sella a una motocicletta. Anche Luca, che in genere tra i due era il più riservato e taciturno, quel giorno era in vena di confidenze, e aveva detto all’amico che gli sarebbe piaciuto portare la ragazza a Parigi, come regalo per l’anniversario di fidanzamento. Ma essendo in bolletta avrebbe dovuto ripiegare su qualcosa di più economico.
“Portala a Perugia. Non è Parigi ma almeno nel nome si assomigliano!” gli aveva suggerito Marco, prendendolo in giro. Luca aveva reagito dando uno scappellotto all’amico che se la rideva di gusto, e poi entrambi avevano brindato alzando in cielo due bottiglie di birra: “All’amicizia di due squattrinati come noi, che vale più di ogni altra cosa!”
Il giorno dopo, a Luca era venuta l’idea. Accanto a casa sua c’era una villa, il proprietario era un riccone che gli stava anche antipatico, un tipo che si dava tante arie, con una moglie che avrebbe potuto fare la modella se solo avesse avuto voglia di combinare qualcosa oltre che comprarsi scarpe e vestiti, o qualsiasi bene di lusso le capitasse a tiro. Tra l’altro in quella villa i due coniugi non ci stavano quasi mai. Ed era proprio sfruttando uno dei periodi in cui non c’era nessuno che Luca voleva mettere a segno il colpo. Luca non aveva mai capito che lavoro facesse quell’uomo, che era tanto ricco quanto grasso. L’unica cosa che sapeva, era che quel tipo doveva avere un mucchio di soldi. Cambiava automobili come fossero vestiti. Porche, Ferrari, una volta lo aveva persino visto entrare in una Lamborghini con lo stesso costume da bagno con cui pochi minuti prima si era fatto una nuotata in piscina. Perle ai porci, aveva pensato Luca.
Svaligiare la villa di quell’individuo gli avrebbe dato piacere anche per questo. E avrebbe risolto i loro problemi di giovani sempre al verde, che almeno per una volta nella vita avrebbero potuto togliersi uno sfizio. E siccome dalla finestra di casa sua aveva visto i due coniugi caricare nel portabagagli del Porche Cayenne due valige belle grandi, di quelle con cui ci puoi andare in ferie per almeno un mese, aveva pensato che quella poteva essere l’occasione giusta. E Luca non voleva lasciarsela scappare.

Il sole era tramontato da un pezzo, e la luce gialla dei lampioni illuminava l’abitacolo della vecchia Golf di Marco, parcheggiata a un centinaio di metri dalla villa.
“Allora, che si fa? Te la senti di entrare?” domandò Luca all’amico.
Marco fissava l’orologio del cruscotto, pensieroso. Erano le 21:00 in punto.

  • Qualcuno bussa sul finestrino della Golf. È Mirella, un'amica di Marco e Luca. (25%)
    25
  • Il telefono di Luca squilla. È la sua fidanzata, arrabbiata perché lui non si è fatto sentire. (8%)
    8
  • Marco e Luca provano ad entrare nella villa. (67%)
    67
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71 Commenti

  1. Ciao Roberto, qui su the incipit il secondo e il terzo finale sono in parità da alcuni giorni. Sto aspettando che la situazione si sblocchi. Per l’eBook mi sono riservato la libertà di scegliere tra i due finali quello che preferivo.
    Comunque se entro stasera non cambia nulla, taglio la testa al toro e pubblico l’ultimo capitolo. Nel frattempo ho buttato giù anche un pezzo per l’altra alternativa.
    Avevo anche pensato di scrivere due finali alternativi, in fondo è una storia a bivi.
    Ciao!

  2. Quello che mi piace di questa storia è esattamente ciò che non piace ad Angela Caputo: quel misto di horror e grottesco, quella vena naïf che non mi è chiaro se è studiata o è spontanea.
    Purtroppo per te non mi sembra che ci siano molti estimatori di questo genere. Qui la sperimentazione non paga.

  3. Due episodi in una settimana, stavolta. Non posso bacchettarti, mi stai troppo simpatico. Poi questo episodio, in barba all’argomento e – forse – alla tua stessa volontà, è scanzonato, si legge facilmente, tutto d’un sorso. Solo, ingegnere, mi lasci dire: “su un piano” e non “su di …” che si usa solo con i pronomi personali.

    • Ciao Roberto,
      eh sì, due episodi non li avevo mai scritti in una settimana. Ricambio la simpatia, e aggiungo una grande stima. Purtroppo il ripasso di grammatica che ho fatto di recente ha colmato alcune lacune (soprattutto con gli accenti e gli apostrofi), ma ne ha lasciate aperte altre.
      Alle elementari, non so perché, mi ostinavo a scrivere “fù” anziché “fu”. Poi la maestra mi diede da riempire non so quante pagine di “fu” scritto correttamente. E Adesso chi si sbaglia più.
      Grazie della correzione, davvero. Mi sarà utile per questo racconto, e in futuro.

      Angelo

  4. Devo dire che con questa storia sono in difficoltà. E’ scritta bene, è scorrevole, è briosa, ma…niente da fare, il genere humor grottesco non è nelle mie corde. E’ come se non sapessi dove devo sorridere e dove infastidirmi o inquietarmi, col risultato che non riesco a smuovere proprio nessuna emozione. Non ci arrivo, e mi rendo conto che è un mio problema.

    • È un genere un po’ atipico, è vero. E poi di certo io non sono il massimo esponente 😉
      Quando inizio a scrivere un racconto non so mai bene cosa uscirà fuori, dipende da quello che mi gira per la testa in quel momento. Di recente la vena thriller è tornata a pulsare, vedremo quali tasti pigeranno i mie polpastrelli nei prossimi giorni…

      • Avevo detto ad Angela Caputo, quando ancora mi divertivo a giocare qui, che ritenevo il genere humor il più difficile da affrontare e, in quanto tale, che mi solleticava l’idea di mettermi alla prova con un racconto umoristico. Non dico di avere cambiato idea ma per ora ho bisogno di allontanarmi da questo sito prima di farmi odiare per i miei commenti tranchant. Anche perché mi reprimo spesso, sarei molto più pesante con molti, quelli che non ho mai iniziato a seguire o che, in silenzio, ho smesso di seguire.

  5. Avevo letto i primi cinque capitoli tutti insieme (votando il quinto) e solo ora mi avvedo che è uscito il sesto: interessante virata verso un grottesco gradevole.

    (Voto per andare a cercare Marco. Il neonato gigante, col pannolino e quei rotoli di ciccia, non può andar lontano).

  6. Rispondo qui al tuo commento sul mio racconto.
    Ti dirò: anche a me è capitato di non trovare più in elenco storie che seguivo o di scoprire che non avevo votato pur essendo convintissimo di averlo fatto. Ho sempre dato la colpa alla mia linea asdl e/o al Mac che ogni tanto ha un po’ di spocchia e si rifiuta di fare quello che dico io.
    Sei sempre molto gentile e i tuoi commenti sempre ben accetti. Mi piacerebbe qualche critica.

    • Ciao Roberto, grazie della correzione. Anche un altro lettore mi aveva segnalato questo errore (su twitter). Un buffo refuso, o forse un lapsus freudiano come diceva lui…

      Stavo pensando di istituire il premio “Trova un refuso e vinci un ebook”. I lettori che troveranno un refuso (o errore vero e proprio) riceveranno l’ebook di “Piede di porco” in formato mobi o epub.
      Che ne dici, può essere un’idea?

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