Il Mistero dell’Isola Tempio

La ViaQuando la Fratellanza lo aveva preso con sé, Jos aveva solo dodici anni. Ora ne aveva quasi venti, ma sembrava fossero trascorsi secoli, come quelli che erano passati da quando le mura del Tempio erano state erette. Nessuno poteva dire esattamente quanto fosse antica l’Isola Tempio.
Lasciata la spiaggia pietrosa, si stavano ormai inoltrando verso l’entroterra, dove l’isola diventava un groviglio sempre più fitto di alberi. Marciavano in silenzio verso il cuore di pietra della foresta.
Solo un’isola del nord poteva essere così fredda, piovosa, desolata e bella allo stesso tempo. I confratelli erano ancora scombussolati dal lungo viaggio via mare. Gli anni di addestramento Saptu gli permettevano di non sentire quasi la fatica per il lungo viaggio via mare. Ma non tutti gli apprendisti percorrevano la Via bene quanto Jos. Alcuni avevano l’aspetto di stracci strizzati troppe volte. Ciò che tormentava Jos non era la stanchezza. Sentiva la mancanza di Eilin come quella di un arto che gli era stato strappato. E quella ferita, per quanto vecchia, non si era mai rimarginata del tutto. In nessun modo aveva potuto curarla. “La Via insegna anche questo”, pensò Jos, “ma loro non vogliono che io sappia. Non ancora”.
La Fratellanza teneva in ostaggio Eilin. Un modo come un altro per conquistarsi la fedeltà degli allievi.
“E tutto il mio odio”. Ma Jos doveva guardarsi anche dalle emozioni. I maestri Saptu che percorrevano i più alti livelli della Via potevano intuire i pensieri degli uomini come un fabbro poteva intuire la temperatura di dell’acciaio dal colore nella forgia.
Maestro Tolin si fermò sulla cima del crinale. “La strada da qui si perde nella foresta,” urlò. Stava dritto, il polso appoggiato all’elsa della spada che spuntava sotto il mantello. “Un buon posto per accamparsi.”
Jos fu mandato con altri due apprendisti a fare legna. Nonostante fossero circondati da cipressi e pini, era difficile trovare legna che non fosse marcita per l’umidità.
“Balisen ed il resto della spedizione marceranno anche stanotte,” disse Pot, con una venatura di disprezzo nella voce.
Jos spezzò in due un ramo e lo gettò sulla piccola catasta che stava raccogliendo da un albero abbattuto da un fulmine. Sull’enorme tronco vi era una cicatrice nera, nell’aria c’era ancora odore di resina bruciata.
“Non siamo qui per giudicare i nostri maestri,” rispose.
“Nemmeno per finire in qualche fosso,” sospirò Pot. I capelli biondi, sotto il cappuccio, gli ricadevano sulla fronte sporca di fango. Imitò maestro Tolin che barcollava come privo di vista. “Se non ci fosse Darlan a mostrargli il cammino saremmo già tutti morti.” Anche se Pot era un idiota, Jos non riuscì a trattenere un sorriso.
Sospirò. “Ho l’impressione che quest’isola sia una gigantesca tomba.” Si morse la lingua. Perché aveva detto una cosa del genere ad uno come Pot? Era stato lui a rubargli gli stivali di cuoio a Città del Faro. Dopo che lo aveva picchiato, Tolin lo aveva messo a scavare latrine per una settimana. E quella era stata la parte meno sgradevole della punizione. Chiedere perdono per aver reagito a un’ingiustizia era stata la cosa peggiore.
Saul il Maestro scosse la testa. “Non è una tomba,” disse. Saul passava sui libri persino più tempo di maestro Tolin. “L’isola è abitata.”
“Selvaggi,” sbottò Pot, “ Tolin ha detto che credono che gli Dei torneranno dal mare.”
“Credono in una sola divinità,” lo corresse Jos. Era stato un Emissario della Fratellanza a portare loro quella credenza, secoli prima, in attesa che gli alti maestri completassero gli studi sull’Isola Tempio. O almeno questo era ciò che i maestri volevano fargli credere.
Dalla collina arrivavano i suoni attutiti dell’accampamento. “Ah-ah,” annuì Pot, poco convinto, squadrandoli mentre si apprestava a portare il mucchio di rami secchi al campo. Stava per aggiungere qualcosa, quando si bloccò. Nell’aria gelida il suo respiro era denso. Lasciò andare a terra la fascina. Ma fu qualcosa di diverso ad attrarre l’attenzione di Jos.

Qualcosa sembra succedere nella foresta. Di cosa si tratta?

  • Dal cielo cominciano a piovere frecce infuocate. (60%)
    60
  • Jos sente le urla di una donna che viene inseguita. Corre in suo aiuto. (10%)
    10
  • Dagli alberi spunta un gruppo di uomini armati. (30%)
    30
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57 Commenti

  1. Ciao Gianni,
    eccomi, come promesso. Che dire, complimenti. Scopro The Incipit solo ora e lo faccio con un bel racconto. Scrivi bene. Hai uno stile asciutto, non ridondante, efficace.
    Entrando un po’ sul tecnico devo dire che ho trovato confusi a volte i passaggi tra narrato, parlato e pensato. Nel primo frammento usi per il pensato le stesse virgolette del parlato; nei frammenti successivi usi il corsivo, ma ne fai anche un uso enfatico e un po’ confonde, così come talvolta le andate a capo un po’ frammentate e il passaggio repentino POV/Jos e narratore.
    Se trasposto come romanzo vero e proprio da leggere di fila, ci sarebbe da collegare ogni episodio al successivo in maniera più solida, ma usando questo “formato” hai trovato un equilibrio ottimale: inizi al punto giusto, ometti il necessario, non ti dilunghi e il risultato è avvincente.
    Mi è piaciuta molto la battaglia mentale col Guardiano, e tantissimo il passaggio sugli Uomini a cui è concessa la Via per compensare ciò che gli Antichi hanno come dono, poche righe in cui hai resettato con classe un sempiterno nodo filosofico del fantasy (e della vita, se vogliamo) 😉

    Che dire, se ho capito Jos, ho votato per un’attesa. Si sente in colpa, ha tradito per necessità, mi sembra coerente che cerchi di prendere tempo.

    Buon proseguimento!

  2. Ho votato per “Jos convince gli altri a risparmiare Balisen. Per ora…”.
    La tua storia è complessa, ricca di sfaccettature. Mi prendo il weekend per rileggerla dall’inizio. Con lo iato tra questo episodio e i precedenti mi trovo un po’ disorientata.

  3. Volevo spedirlo nel tempio, poi mi son detta che era più probabile che gli facessero ammazzare qualcuno… e alla fine ho votato perché il Guardiano lo metta alla prova. Che sia piacevole non credo, ma sono curiosa… in fondo la situazione non promette niente di cortese.

  4. Il modo in cui hai narrato la scena mi ha trascinato nel vivo dell’azione. Un ottimo lavoro, e un apprezzamento anche per quel “la paura uccide più della spada” di Martiniana ispirazione.
    Voto per Jos che viene catturato dagli abitanti dell’Isola. Cade, cerca di sferrare un colpo ma viene disarmato e catturato.
    Al prossimo episodio 🙂

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