[Ep. 11] Rinascita dalle tenebre

Episodio 11. ( [prevEp] – [nextEp] )
il colore delle cose nascoste the incipit stefania rota

Teineàile ondeggiava sopra il viso dell’ometto, un movimento lento e cadenzato che pareva innaturale. Non smetteva mai di sorridere. La sua presenza riempiva completamente lo spazio circostante e l’ometto riusciva a percepire l’immensa magia che la permeava, sebbene si sentisse ancora la mente offuscata ed il corpo intorpidito.
“Tieni piccolo uomo, bevi. Hai bisogno di riprenderti”, disse Teineàile offrendogli una coppa di legno ricolma di un liquido cristallino.
L’ometto tentò di sollevare il braccio per prendere la coppa che ella gli offriva, senza peraltro riuscirci. Si sentiva come se tutto il peso del mondo gravitasse sopra il suo corpo, impedendogli qualsiasi movimento.
“Non ci riesco” si lamentò l’ometto. “Aiutami”.
Talamhuisce si avvicinò a lui, chinandosi per sollevarlo, ma Teineàile lo bloccò.
“No”, sentenziò con voce calma e profonda. “Deve farcela da solo”.
Talamhuisce si rialzò, annuendo lentamente.
“Non riesco a muovermi”, piagnucolò l’ometto. “Sono stanco, assetato, e c’è troppa luce. Ti prego, spegni quel fuoco accecante!”, disse implorandola.
“Temo che dovrai farcela con le tue sole forze.. Nessuno qui può aiutarti. Spegnere il sacro fuoco rituale? Esso vive e brilla fin dai tempi delle prime luci. Non sono in grado di spegnerlo”, rispose Teineàile.
L’ometto sentì la sua disperazione aumentare. Mai, nella sua esistenza, gli era capitato di dover affrontare eventi che non poteva controllare. Era così duro ed insensibile dunque, il mondo esterno che tanto aveva voluto conoscere? Teineàile e Talamhuisce siedevano in disparte, al riparo sotto le fronde del secolare albero e non lo degnavano di un minimo di attenzione. Si sentì solo, abbandonato. Non conosceva questo tipo di solitudine e non sapeva come affrontarla. Il peso che sentiva schiacciargli il corpo aumentò, la luce feriva i suoi occhi. Desiderò ardentemente il buio, il silenzio della sua voragine. Chiuse gli occhi e trattenne il respiro. Il suo cuore batteva forsennatamente un ritmo impazzito, da animale braccato. Poi urlò. Un urlo feroce, potente. Le tenebre si levarono imponenti dal suo corpo, avvolgendo tutto. Il buio calò su di loro, come una pesante coltre.
L’ometto rimase immobile per alcuni attimi, poi si accorse con stupore di poter respirare, di potersi muovere liberamente. Si mise a sedere, prese la coppa posata accanto a lui e bevve. Vide Teineàile venirgli incontro, avvolta da un bagliore dorato con strie rossastre, sorridente. Nella mano destra reggeva un pugnale dal manico nero. Non sembrava tagliente e l’ometto, stranamente, si sentì a proprio agio. Talamhuisce la seguiva, emanando un bagliore verde-azzurro.
“Bentornato fra noi, custode dell’Ombra. Ora sei pronto per scoprire il tuo passato“, dissero all’unisono.

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Cosa scopre l'ometto ora?

  • Di essere la chiave dell'equilibrio magico sulla Terra (36%)
  • La verità su Gaia (27%)
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