[Ep. 8] Fallire ancora, fallire meglio

Episodio 8. ( [prevEp] – [nextEp] )
poco mossi gli altri mari the incipit laura wood

Minghini si risveglia alla VitalAir, di notte, nella polvere e nel silenzio. Apre gli occhi: c’è il pavimento: il suo volto è all’altezza del pavimento. Il suo sguardo corre parallelo al linoleum grigio con le sue imperfezioni, i segni, i rigonfiamenti, le piccole lacerazioni, fino in fondo al magazzino dove qualcosa di piccolo si muove nell’ombra.
Lo scoiattolo.
Minghini si mette a sedere. Si guarda intorno, si toglie gli occhiali, li pulisce con un lembo della camicia, li rimette, torna a guardare verso il fondo dello stanzone, oltre le bombole, dove qualcosa di piccolo avanza verso di lui nell’ombra, poi esce dall’ombra, poi ci rientra, poi ne esce di nuovo, eccetera.
Si avvicina.
Minghini si alza in piedi. Sente un formicolìo sul braccio destro. Quasi un bruciore. Slaccia il bottone, si tira su la manica. Sulla pelle dell’avambraccio c’è tatuata una minuscola farfalla. Minghini non si è mai fatto tatuaggi, è sempre stato convinto che i tatuaggi siano una cosa strana, una cosa da matti, disegnarsi o scriversi qualcosa sul corpo, qualcosa di cui sicuramente fra tot anni non ti importerà più. Men che meno farfalle. Una farfalla, figurati.
Daniel Quinn è il suo nome, è uno scoiattolo, e si avvicina.
“Ecco, bentornato” dice, e questa volta la sua voce è quella di Fantozzi, il celebre ragioniere della tv. Di Fantozzi, non di Paolo Villaggio. Fantozzi, il padre di Minghini ce lo portava, al cinema, Minghini, a vedere i film di Fantozzi. Minghini non ne ricorda nemmeno uno, neanche una scena tranne quella della merda. C’è Fantozzi che va in un negozio di scherzi e vuole comprare una merda finta, poi arriva un cane e caga sul pavimento, e Fantozzi prende in mano la merda vera al posto della merda finta. O forse era la figlia di Fantozzi. O forse era per strada, la merda, ma se era per strada per quale motivo Fantozzi avrebbe dovuto prenderla in mano? No no, era nel negozio. Era un negozio di scherzi. Chissà. Vabbè, chi se ne frega.
“Lascia stare Fantozzi, Fantozzi non è importante” dice lo scoiattolo con la voce di Fantozzi. “Allora, che mi dici, com’è andata?”
“Beh, non è andata proprio come dicevi. Dicevi che sarei tornato a un momento peso della mia vita. Invece sono tornato a un momento che non ho mai vissuto.”
“Come, che non hai mai vissuto?”
“Sì, una cosa che non c’era, nella mia vita, in quel momento lì, cioè, io non c’ero mai stato, lì in quella situazione, con quelle persone.”
“Ah. Quindi fammi capire… non sei tornato a fare il colloquio di assunzione alla VitalAir?”
“No. Sono finito a una mostra di pittura.”
“Ah, cazzo.”
“Sì. E c’era Blo e Blo era mio padre.”
“Oddio.”
“Già, terribile. E c’era anche Laura e Laura era mia sorella.”
“Che delusione.”
“Beh, in un certo senso… è stato, come dire… liberatorio.”
“Eh sì, ma non va bene.”
“Non va bene?”
“Non va bene, no, non va affatto bene. E’ un fallimento. E’ tutto da rifare.”
“Non era proprio una mostra, era una specie di spettacolo.”
“Tutto messo in piedi da quell’uomo, da quella cosa che sembra un uomo, quello col cognome corto.”
“Dormirò ancora?” domanda Minghini. E’ quasi sicuro di essere impazzito. Anzi, probabilmente è morto e queste sono come dire, le ultime cose, gli ultimi strascichi prima del grande nero, gli ultimi bocconi prima del digiuno definitivo, le ultime briciole prima di scivolare lungo la nera schiena della notte infinita e senza uno straccio di luna.
“No” dice la bestiola con la voce di Fantozzi, “no, brocco; questa volta dormirò io.”

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Cosa accade ora?

  • Si sente un rumore di passi da dietro le bombole (31%)
  • Daniel Quinn svanisce in una nuvola di fumo azzurro (38%)
  • Daniel Quinn cade addormentato di fronte a Minghini (31%)
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