mors tua the incipit davide franzetti

[Ep. 10] Questa è la fine

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mors tua the incipit davide franzetti

“So riconoscerlo, l’odio. Lei pensa che io sia colpevole, vero? Non si sbaglia, lo sono. Ho commesso il crimine più atroce che un uomo possa compiere: ho lasciato che qualcuno pagasse per la mia vigliaccheria.” Zeta si lascia cadere stancamente sulla sedia.
“La mia povera Marta, lei sì era coraggiosa. Lo è stata fino alla fine, e ha capito molto prima di me come sarebbe andata”
Zoe e Carlos si guardano confusi, la loro fiducia vacilla di fronte alle frasi sconnesse del vecchio, come se credendo di aver trovato la via di uscita si fossero scoperti nel cuore del labirinto. “Chi è Marta? Sua moglie? Che cosa c’entra con tutto questo? Non abbiamo tempo da perdere, vogliamo risposte”.
“Occhi come lapislazzuli, un sorriso che ti incatenava. Non mi basterebbe una vita, per raccontare tutto quello che era, e la mia è già stata più che consumata. Una persona straordinaria che ha avuto un unico, grande, difetto: credere in me. Non temete, vi dirò ciò che volete sapere, ma in cambio dovrete fare qualcosa.”
La spada di Zoe fa capolino dal fodero “Non credo che lei sia in grado di dettare condizioni”
“E io non credo che lei possa portarmi via qualcosa di più prezioso di quello che mi è già stato tolto…” Lunghi minuti di silenzio sono riempiti solo dal rumore della puntina che salta sul giradischi. Finalmente la ragazza abbassa il braccio che stringe l’arma.
“Molto bene. Quando finirò di raccontarvi questa storia, dovrete aprire quella porta laggiù. Dietro di essa si trova uno zombie che da giorni tenta di entrare nel mio rifugio. Voi lo farete entrare e gli permetterete di mordermi”.
“Se vuoi morire non c’è problema, vecchio. Però non contare sul mio aiuto. Non così, almeno”. Carlos ricarica il fucile senza staccare gli occhi dall’uomo.
“La sua amica mi sembra più ragionevole, lo prenderò come un sì.
Nessuno ha capito come tutto ebbe inizio. Improvvisamente il batterio prese a moltiplicarsi e tutti erano entusiasti all’idea dei profitti che sarebbero stati ricavati dal commercio di rifiuti. Marta aveva deciso di fare altre analisi, non si dava pace che avessero avviato la produzione prima che i test fossero conclusi, aveva notato strani comportamenti nei ratti venuti a contatto con il batterio. Nessuno voleva darle ascolto, ovviamente. Erano troppo ansiosi di portare al leader la soluzione di tutti i problemi.
Il capo del progetto mi chiese di convincerla a tacere, facendomi capire che le sue insistenze potevano mettere in crisi il successo dell’operazione e che le nostre carriere sarebbero state rovinate. Sapevo che Marta aveva ragione, sapevo che quei test erano necessari per lavorare in sicurezza, ma le parlai e le chiesi di smetterla. Non so descrivervi la delusione nei suoi occhi quando capì che parlavo sul serio. Quando alla fine mi disse che ci avrebbe pensato, sembrava svuotata di ogni energia. Le credetti. Perché volevo farlo, perché ero troppo vigliacco per riconoscere il suo coraggio.
Il giorno dopo si presentò al laboratorio in ritardo e rimase chiusa fino a sera in questo stanzino nel seminterrato. Non la vidi finché non rientrò a casa, a notte inoltrata. Mi confessò piangendo che aveva dovuto compiere un gesto disperato, per costringerci a fermare il progetto. Si era iniettata una soluzione contaminata dal batterio, consapevole di cosa avrebbe scatenato.
Aveva capito tutto. Osservando i ratti aveva colto i segni della mutazione, quella morte che imitava la vita e li spingeva a divorarsi a vicenda.
La mia Marta. Non aveva trovato un altro modo per farsi sentire. Aveva perdonato il mio tradimento. Le stetti accanto per tre giorni, filmando le fasi della mutazione per documentarla. Finché in lei non restò più nulla di umano. Mi aveva chiesto di ucciderla, mi ci volle una notte per trovare la forza di farlo e rischiai a mia volta di essere contaminato.”
“E non è servito a niente” La voce di Zoe è appena udibile “Il suo sacrificio non ha fermato la produzione. Il batterio si è diffuso e il contagio si è propagato. E’ stato tutto inutile”.
“Fino ad ora. Da quella notte ho passato il mio tempo in questo laboratorio, cercando una cura. E l’ho trovata.” Zeta afferra con estrema delicatezza una provetta “Ho pensato di chiamarla ibridazina. Tutti i test sono positivi, la soluzione uccide il batterio senza danneggiare l’essere umano. C’è solo un’ultima cosa da fare…”.
Zoe si avvicina al vecchio “…aprire quella porta e lasciare che uno zombie entri per sperimentarla su di lui”
“Non su di lui… grazie a lui. Non posso commettere altri errori. Non posso permettere che qualcun altro paghi ancora per i miei. Quando quella cosa mi avrà morso, dovrete somministrarmi la cura. E pregare.”
“E’ fuori discussione, non rischieremo la nostra vita per i suoi sensi di colpa” Zoe lo guarda sconvolta e si stringe ad Alex.
Carlos si avvicina: “Volevi la verità, l’hai avuta. Forse non è quella che speravi ma è l’unica che abbiamo. Quindi sai cosa ti dico? Ora andrò ad aprire quella maledetta porta e farò entrare quella muffa.”
“Vuoi ucciderci tutti per dare retta a questo vecchio pazzo e ai suoi deliri?”
“Moriremo in ogni caso, lo sai. Sono stanco di fuggire, lo è anche Alex, guardalo”
Gli occhi i Zoe si posano sul bambino che le stringe la mano.
“Non puoi condannarlo a vivere in un mondo come questo.”
Carlos si abbassa e aperto lo zaino ne estrae l’esplosivo rimasto.
“In un modo o nell’altro, questa è la fine.”


Fine di “Mors tua”, storia interattiva scritta da Slizazie.

Slizazie
Lettrice onnivora, divoratrice di viaggi reali e immaginari, sabauda dentro. Sono sul web per lavoro e per passione e mi ripeto che posso smettere quando voglio. Mi piacciono le balene e le persone coraggiose.
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