poco mossi gli altri mari the incipit laura wood

[Ep. 9] Buchi Leggermente Otturati

Episodio 9. ( [prevEp] – [nextEp] )
poco mossi gli altri mari the incipit laura wood

Finché una notte le righe diagonali della camicia di Federico Blo smisero di essere righe e divennero qualcos’altro. Io ero lì. C’eravamo tutti. Eravamo arrivati presto. Il “Quali Buchi” sembrava sporco, le pareti, sembravano sporche, ma poi se ti avvicinavi per guardare meglio non c’era traccia di sporco. Le righe diagonali azzurre della camicia di F.B. cominciarono a muoversi poco prima delle cinque del mattino. Non eravamo ben sicuri, ovviamente. Era buio, avevamo bevuto. Qualcuno disse guardate. Le righe sembravano azzurre e si muovevano. Per un po’ si contorsero in pattern casuali come i serpenti sulla testa di Medusa. Poi si disposero orizzontali e il petto di Blo sembrò una tapparella quando c’è un sole forte e tiri giù la tapparella per ombreggiare la stanza, e le righe della tapparella diventano azzurre perché dietro, fuori, c’è un sole molto forte. Poi formarono una scalinata che partiva dalla cintura e finiva subito sotto il collo. La camicia era allacciata fino all’ultimo bottone. Questo, ricordo, mi parve strano. Blo era solito portare i primi 3-4 bottoni slacciati, gli dava fastidio chiudersi il collo, non portava cravatte e non si chiudeva mai le camicie fino al collo. Quando vedemmo le righe muoversi, invece, notammo che la camicia era allacciata fino al collo e il volto di Blo era scuro e irregolare, come se fosse ricoperto di fango. Poi vedemmo lo scoiattolo. Saliva le scale che erano comparse sulla camicia di Blo. Blo si aggirava legnoso per il locale, privo della sua solita sicumera. La gente lo evitava come se puzzasse. Quando passava Blo i crocchi di persone si disperdevano, le conversazioni cessavano, la gente tossiva e si spostava o usciva o andava in bagno o andava a prendere qualcos’altro da bere. Allora venne da noi. Lo scoiattolo correva tra le righe azzurre della sua camicia. Ci chiese una sigaretta. Blo, non lo scoiattolo. Io guardavo lo scoiattolo. Gli altri, non so. Cercavo di capire se era davvero uno scoiattolo, quello che vedevo, cercavo di capire dove finissero i gradini. Finivano sotto al collo di Blo, in quel punto molto sensibile, come si chiama, quel buco molto sensibile. Tipo che se ti tirano un colpo lì, crepi. Oppure anche se lo premi in un certo modo, provi piacere. O fastidio. Blo venne a chiederci da fumare e poi stava zitto. La gente dietro di lui si allontanava dispersa in pattern casuali. Da dove ero io sembravano casuali, ma poi chissà. Avremmo dovuto avere una visione aerea, studiarli dall’alto. Sono convinto che ma vabbè, lasciamo perdere. La faccia di Blo ricordava le foto di certi sportivi, tennis o altri sport, in momenti di grande sofferenza e/o trionfo, quei primissimi piani sgranati coi lineamenti distorti, i denti scoperti. Gli occhi erano un cielo vuoto dopo che è piovuto tutto.
“Andavo in chiesa,” disse. “Sedevo composto sulla panca di legno, poi mi scomponevo, appoggiavo i gomiti alla spalliera, mi scappavano gli occhi dal Cristo in croce a una mattonella sbreccata, poi di nuovo al Cristo poi a un mattone di una colonna, tornavo a casa a leggere definizioni architettoniche, mi informavo sui movimenti tellurici che mentre ero in chiesa avvenivano in altre parti del pianeta, tornavo in chiesa, Cristo era sempre sulla croce, aspettavo che scendesse e venisse a dirmi delle cose ma non scendeva mai, finché un giorno è sceso e si era fatto la barba e guardava per terra, mi parlava guardando per terra e diceva: “torna a casa, metti le lenzuola in lavatrice che sono sporche”. E lo erano infatti, non tanto ma un po’ lo erano, non molto sporche, solo due macchioline del tuo sangue mestruale.”
Disse questo alla Paused, la voce alzandosi progressivamente, o la musica abbassandosi, alla Paused che piangeva già da prima, già da quando eravamo in macchina, forse da prima ancora, da casa, dal bagno, e forse da prima ancora, dalla colazione, dalla notte addirittura.
“A quel punto,” disse Blo, “ero pronto per partire per la guerra.”
Aprì la mano destra che teneva serrata a pugno, rivelando una grossa ghianda.
“La guerra,” disse Blo, “era una stanza d’hotel in un posto di mare in un mese che non era né maggio né ottobre, giallo ovunque e il sole si divorava i mobili e le tende e l’acqua della doccia era accesa e scorreva e nessuno pagava la bolletta. Nell’hotel c’erano molti camerieri e qualche barista ed era sempre buio tranne quando mi svegliavo che era tutto giallo e il sole eccetera, e ogni cameriere aveva una casa e un letto, uno solo, e i baristi erano per la precisione sette, quattro donne e tre uomini, e anche loro avevano un letto e una casa, una sola, e vivevano sempre al buio, nessuno veniva a rigovernare la mia stanza che era la guerra.”
Dal grosso lucernario sopra le nostre teste sbucò un sole freddo. La Paused schiacciò la faccia sul petto del Minghini. La camicia di quest’ultimo era a tinta unita. La Paused indossava scarpe col tacco e un tailleur pied-de-poule. Minghini tremava, se di rabbia o paura o altro, non saprei dirlo.
“I camerieri,” disse Blo, “invece erano molti che erano impossibili da contare, ci provavo a volte anche avendo gli occhi fermi, la vista non sdoppiata non offuscata, ci provavo ma erano molti e tutti uguali, incontabili di cui ognuno aveva una casa e un letto, uno solo, al buio. Nell’hotel c’erano anche molti clienti che andavano e venivano tra cui una donna anziana che era una famosa autrice di bestsellers americani, era vecchia e miliardaria e non capivo perché stava in quell’hotel che non era un posto né per vecchi né per miliardari, non era un posto per nessuno era la guerra, non c’era né piscina né campo da tennis e le piante non le innaffiava nessuno, c’erano molti camerieri ma nessuno di loro si preoccupava di innaffiare le piante perché erano tutti uomini, le sole donne erano quattro bariste e andavano a guardare le piante che morivano ed erano contente che morivano le piante e non loro. La vecchia aveva da poco subìto un intervento di angioplastica.”
Lo scoiattolo era ora uscito dalla camicia di F.B., era arrivato in cima alle scale e da lì fuori dal colletto e si era fermato nella fossetta sotto il pomo d’Adamo di F.B. e da lì, sembrava un po’ un tatuaggio, una decalcomania, e da lì guardava la ghianda nella mano di F.B. La voce di F.B. usciva sporca, piena di terra. La sostanza scura sulla sua faccia non era fango, puzzava come la merda ma non era nemmeno merda. Forse non c’era niente sulla sua faccia.

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Che cosa accade a questo punto?

  • Laura Paused salta alla gola di Blo (22%)
  • Blo termina con calma il suo monologo (56%)
  • Daniel Quinn balza sulla ghianda (22%)
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