mors tua the incipit davide franzetti

[Ep. 6] Up & down

Episodio 6. ( [prevEp] – [nextEp] )
mors tua the incipit davide franzetti

“Siete impazziti? Ringraziate il bambino se non vi ho fatto fuori! Se non avessi sentito la sua voce vi avrei scambiato per quei mutanti. Ogni tanto ce n’è qualcuno che riesce ad arrivare fin quassù e mi tocca usare questa roba per fargli cambiare idea”. Mentre Zoe e Alex si riprendono dallo spavento, Carlos mitraglia il vecchio di domande senza levare gli occhi dall’arma.
“È da solo o c’è qualcuno con lei? Perché se ne va in giro in un palazzo disabitato? Quella è una divisa da guardiano? E soprattutto, dove diavolo si è procurato un’ascia?”.
“Stai calmo ragazzo mio, non sono una guardia e non c’è nessuno nascosto nell’ombra. Sono solo un povero vecchio che è stato lasciato indietro, quindi rimetti in tasca quel jeb e fai un bel respiro.”
Le spalle di Carlos restano contratte mentre si volta verso Zoe che gli fa un cenno della testa.
“Non vogliamo farle del male, stiamo cercando di salire fino all’attico, se non ci ostacolerà la lasceremo in pace”
“In pace? Da quanto questi maledetti hanno iniziato a invadere le strade mangiandosi persino i bambini non c’è più pace per nessuno. Io cerco solo di sopravvivere e con il vostro permesso vorrei continuare a farlo. Devo aspettarmi altre visite da quel tombino o siete gli unici svitati che hanno pensato di farsi un giro da queste parti?”.
“Sono rimasti in pochi anche gli svitati, siamo soli” Zoe regala al vecchio un sorriso mentre Alex li fissa con gli occhi pieni di domande trattenute per non rompere la magia.
“In questo caso, permetta che mi presenti: sono Hugo, addetto ai servizio di pulizia di questi uffici da quarantacinque anni con un debole per le belle signorine un po’ matte. Se lei e il bambino avete voglia di mangiare qualcosa sarò lieto di offrirvi uno spuntino. Forse mi avanzano anche un paio di banane per lo scimmione che vi accompagna”.
Stremati dalla fatica fisica e dal calo di tensione, i tre seguono il vecchio per una rete di corridoi, fino ad arrivare in una dispensa stipata di generi alimentari. Mentre divorano il contenuto di alcune scatolette, Hugo racconta come è riuscito a sottrarre il cibo conservato nella mensa e organizzare una serie di trincee difensive.
“E in tutto questo tempo non hai mai visto nessuno di quelli che lavoravano nel palazzo? Un impiegato, una guardia, magari uno scienziato governativo?
“No, ve l’ho già detto. Il palazzo è deserto, attico compreso. Se ne sono andati tutti, Non ti so dire cosa facessero lassù, non sono riuscito ad aprire quella maledetta porta, ma puoi star certo che nessuno è salito da quando sono qui”
“E come fai a essere così sicuro?”
“Le scale le tengo d’occhio con le telecamere della sicurezza, come i corridoi. L’ascensore ha smesso di funzionare molto tempo fa”
Carlos non fa in tempo a replicare che una serie si allarmi iniziano a suonare. Hugo afferra l’ascia e si sporge a controllare i monitor “Spero che tu sia bravo col fucile come a far domande, perché ci sono almeno dieci di quei cosi che in arrivo. A occhio direi che hanno fiutato la vostra presenza, è un bel po’ che non ne vedo tanti tutti insieme. Sarà meglio muoverci prima che intreccino un golfino con le nostre budella”
“Quanto tempo abbiamo prima che siano qui?” Zoe è già in piedi, la mano a liberare la katana dal fodero. “Dieci minuti, direi. Non penserai mica di farli fuori con quella? In questi casi il vecchio Hugo ha un piccolo asso nella manica. “
Il tremore che fino un attimo prima percorreva le mani del vecchio sembra svanito. Con gesti rapidi manovra i comandi delle telecamere fino a inquadrare una piccola scatola apparentemente dimenticata sulle scale di sicurezza. Dalla tasca emerge un telecomando, sul volto di Hugo fa capolino un ghigno “E ora di andare a fare la nanna…uno…due…” L’esplosione manda in pezzi i corpi degli zombie riempiendo le scale di frammenti grigiastri.
“Ne hai molta di quella roba?” Zoe cerca di suonare indifferente mentre osserva i monitor alla ricerca di muffe superstiti, ma Hugo non si fa ingannare “Ne ho abbastanza per un paio di fuochi d’artificio, cos’hai in mente?”
“Salire fino all’attico, far saltare la porta e trovare il laboratorio”.
“Ci sto, ma solo se mi fate venire con voi. Sono stanco di combattere questa guerra, facciamola finita”.
Carlos e Zoe caricano il materiale esplosivo nello zaino del ragazzo mentre Alex raccoglie le provviste e riempie la tanica d’acqua. Seguendo Hugo, i tre procedono vero le scale quando da un angolo spunta improvvisamente una mascella spalancata che si stringe sulla gamba del vecchio. La katana di Zoe si abbatte sulla testa dello zombie che rotola dal corpo lasciando una scia di muco grigio. Carlos si slaccia la cintura e la lega stretta attorno alla coscia di Hugo “Puoi farcela, con questo bloccheremo l’infezione”.
“Ragazzo, sei sicuro? L’hai fatto altre volte?”
Carlos guarda Zoe “una sola, ma è andata bene.”
Hugo si appoggia a Carlos che percorre gli ultimi piani sostenendolo e osservando ogni minimo cambiamento nel colore del volto.
Arrivati alla porta blindata che li separa dall’attico, Zoe estrae l’esplosivo e sotto lo sguardo di Hugo, assembla le cariche e le fa detonare. Una nuvola di polvere li copre nascondendo per un attimo l’entrata. Il fiato sospeso, Zoe e Carlos scrutano nel buio, ansiosi di scoprire la strada che conduce al laboratorio. Quello che vedono, però, li lascia del tutto impreparati. L’intero piano dell’edificio è costituito da un unico enorme locale, completamente vuoto.
“Non è possibile, dove hanno messo tutti i macchinari? Era qui, non può essere altrimenti! L’unico posto da cui è cominciato tutto non poteva che essere questo, ci abbiamo ragionato notti intere scartando tutte le altre ipotesi. La maledetta epidemia è partita da qui!”
La disperazione nella voce di Zoe si specchia nel silenzio abbattuto di Carlos “Non può essere tutto qui, non può essere questa la fine”
“Perché Zoe, perché non può essere questa? Perché non puoi accettare che non c’è nessuna risposta, che non c’è mai stata nessuna ragione?”
“Perché se lo facesse non avrebbe più niente per cui combattere. Tu hai lei. Lei non ha niente.“ La voce di Hugo è un sussurro nel buio “Queste belle ragazze matte…”
Quella di Alex, invece, arriva lontana, dalla parte opposta dell’attico “Almeno ho trovato un modo veloce per scendere. Qui c’è un ascensore, venite!”

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Cosa succede ora?

  • L'ascensore esplode prima che riescano a salire (39%)
  • Prendono tutti l'ascensore (39%)
  • Hugo resta da solo nell'attico (22%)
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