Episodio 4. ( [prevEp cat="53"] – [nextEp cat="53"] )
A ogni passo rischia di cadere, inciampando in un sasso o nella radice di un albero. Cappuccetto Rosso cammina con il naso all’insù seguendo il cacciatore travestito da brontosauro. Si guarda intorno, a bocca aperta. La chiude solo per qualche esclamazione di stupore, di tanto in tanto. In realtà è la prima volta che lascia il sentiero: ha sempre seguito le raccomandazioni della mamma, ovvero di seguire la strada maestra.
Si china per raccogliere dei fiori. Li stacca da terra con cura.
“Faccio un mazzetto per la nonna!” spiega al cacciatore.
“Bravissima” le risponde l’uomo, spettinandole di nuovo la testa con la mano.
Durante il tragitto Cappuccetto Rosso gli racconta la sua storia; il cestino della mamma, la nonna malata, il lupo. Smette di parlare solo quando incontra un fungo, per vedere se sotto ci sono quei fantomatici puffi di cui parlava il cacciatore. Ma non trova nulla. Si gira sospirando verso di lui, che con un sorriso un po’ sdentato cerca di farle passare la delusione.
“Niente puffi, mi dispiace. Ma questo vuol dire anche niente Gargamella!” la consola ridendo.
“Eccoci arrivati.” Il cacciatore allontana qualche liana con il braccio mentre la invita a passargli davanti. “Prima le signorine” aggiunge.
Cappuccetto Rosso squadra l’edificio. E` una piccola casina: due finestrelle, con tende bianche ricamate, e una robusta porta di legno, segnata dal tempo. Cappuccetto Rosso arriva a malapena alla grande maniglia, ma in punta di piedi riesce ad aggrapparsi per aprire la porta. All’interno una sola stanza. La cucina in fondo, in mezzo un tavolone e due sedie, il letto un po’ malmesso accostato a una parete, dall’altra parte un comò pieno di soprammobili.
“È qui che vivi?” chiede Cappuccetto Rosso. Il cacciatore annuisce e, mentre posa il fucile in un angolo e toglie il costume, si ricorda di non aver rifatto il letto. Cerca di sistemare le coperte appallottolate, tirandole verso il cuscino, ma sono troppo stropicciate per sembrare pulite e a posto.
Cappuccetto Rosso non sembra farci caso. È troppo impegnata a toccare tutti gli oggetti appoggiati sul comò. Come se fosse un termometro, agita in aria un luccicante diapason senza ottenere nessun effetto. Lo appoggia di fianco a un vecchio volume della Bibbia, e raccoglie una scatola arancione.
“E questo cos’è??” chiede curiosa.
“Un mangiadischi” risponde lui. “Sai, la caccia non è tutto nella mia vita. Mi piace molto anche la musica” ma Cappuccetto Rosso non lo ascolta già più: sta tormentando i tasti del marchingegno con il dito.
“Allora, questo panino al cervo? Te lo preparo? Non ho molto altro da offrirti, solo della mortadella, qualche rapa e una mela” dice il cacciatore, rovistando in cucina. “Mangiare qualcosa ti farà dimenticare lo spavento.” In realtà Cappuccetto Rosso si è già lasciata tutto alle spalle; sgambetta da un angolo all’altro della casa.
“E questo sei tu?” gli chiede, indicando una vecchia fotografia sopra al letto. Due amici abbracciati di fronte a una grotta.
“Eh sì, ero giovane a quei tempi. Ma guarda che spalle larghe… quelle le ho sempre avute!” sospira lui. L’ha raggiunta e si sofferma a guardare l’immagine scolorita. “Facevo il paleontologo prima. Bel lavoro, ma troppa poca azione. Così mi sono dato alla caccia. Anche mio nonno era cacciatore, il fucile è suo.”
Cappuccetto Rosso distoglie lo sguardo dalla fotografia. Le cade l’occhio su un piccolo orologio sul comodino del letto.
“È tardissimo! Devo andare dalla nonna prima che faccia buio!” esclama. “Mi prendo una mela, la mangerò durante il viaggio.”
Il cacciatore gliela va a prendere in cucina.
“E ora vai, credo proprio che questo panino finirà nella mia pancia” ridacchia lui. “Aspetta, aspetta! Prendi anche questo.” Il cacciatore apre un cassetto del comò e tira fuori qualcosa che assomiglia a un corno. “È uno strumento musicale” dice. “Soffiandoci dentro emette un suono molto forte, io per esempio lo uso per spaventare gli uccelli: spiccano il volo ed è più facile impallinarli” strizza l’occhio alla bambina. “Mettilo nel tuo cestino e se quel lupo si fa rivedere soffiaci dentro con tutto il fiato che hai in corpo. Lo sentirò di certo e potrò venire a catturare quell’ubriacone una volta per tutte.”
“Grazie!” risponde Cappuccetto Rosso. Senza perdere un altro minuto, corre alla porta, saluta con la mano il cacciatore ed esce dalla casa.
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Che cosa succede ora?
- Cappuccetto Rosso incontra di nuovo il lupo (41%)
- Cappuccetto Rosso arriva dalla nonna (27%)
- Il cacciatore pedina Cappuccetto Rosso di nascosto (32%)

21/10/2011 at 17:38
Aggiungerei un nuovo personaggio: l’ex moglie del cacciatore. E’ lei che lo ha ridotto in quello stato pietoso!
21/10/2011 at 17:49
potrebbe anche essere
!
19/10/2011 at 17:57
per me il lupo, dopo una giornata così, dovrebbe andare in psico-analisi per eccessivo carico da stress
19/10/2011 at 21:05
ahah, vero
non mi stupirei se qualcuno suggerisse “psicanalista” allora
19/10/2011 at 11:55
certo che sì. Eppoi qualcun’ altro ha già risposto per me. Ma cmq va benissimo anche il normale tango argentino. Eheheh…
17/10/2011 at 12:10
cammin facendo un bel raveparty non ci sta male…
17/10/2011 at 12:12
con che musica? reggae? elettronica? anzi, un po’ di electro-tango
?
18/10/2011 at 15:42
assolutamente elettrotango!
17/10/2011 at 09:05
Meno male che non è stato il lupo a mangiare la mortadella!
17/10/2011 at 09:41
ahaha
oppure è mortadella di lupo (!)
16/10/2011 at 12:16
direttamente dalla chanson de roland, il corno di Orlando!!! Quello che fa teletrasportare l’esercito di Carlomagno a Roncisvalle dopo 2 secondi che l’ha suonato e dopo che francamente non c’era rimasto più nessuno da sterminare…